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La salute sessuale come diritto difeso dalla Costituzione
domenica 23 settembre 2007
Dr. Giuseppe Cogliandro MagistratoDr. Giuseppe Cogliandro Magistrato

La Salute Sessuale un diritto fondamentale dell'Uomo?

Una delle conclusioni di una Conferenza sulla Salute Sessuale tenuta i dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 2002 ha dwfinito che la Salute Sessuale rientra nei diritti fonadamentali dell'individuo. Si pongono ora due quesiti : se le posizioni dei citati documenti del'OMS che è una struttura dell'ONU  siano vincolanti per gli Stati e in via subordinata se le enunciazioni di questi doccumenti possano configurarsi come veri  "Diritti"  nell'Ordinamento Giusridico Italiano

BREVI NOTE SUL CONCETTO DI DIRITTI SESSUALI
Giuseppe Cogliandro


Un famoso dizionario del 1865 riportava, come unico esempio fraseologico del vocabolo sessualità, l’espressione “sessualità delle piante” (N. TOMMASEO e B. BELLINI, Dizionario della lingua italiana, Torino, Unione tipografica editrice, 1865). Naturalmente, la percezione moderna del termine si è molto evoluta, e ciò si riflette sul linguaggio. Permane ancora però nel lessico comune un’accezione riduttiva di sessualità, che viene identificata senza residui nella funzione riproduttiva (Garzantina universale, Corriere della Sera, 2006, vol. 3).
Ben diverso è l’approccio al tema da parte del Dipartimento di salute riproduttiva dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), istituto specializzato delle Nazioni Unite costituito nel 1948 per garantire a tutti i popoli il livello più alto possibile di salute. Per il menzionato Dipartimento la sessualità <<è un aspetto centrale dell’essere umano per tutta la sua vita e comprende, il sesso, l’identità di genere e di ruoli, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità e la riproduzione>>. Essa viene vissuta ed espressa in pensieri o fantasie, desideri convinzioni, attitudini, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni. (in Progress, 2004, n. 67, p. 3).
Secondo l’OMS, la sessualità è influenzata da fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, culturali, etici, giuridici, storici religiosi e spirituali. Nello stesso tempo, a parere di chi scrive, la sessualità influenza gli stessi fattori, ad eccezione di quello biologico.
L’OMS precisa inoltre il concetto di salute sessuale, mettendo in evidenza che esso non ha una connotazione negativa (<<assenza di malattia, disfunzione o infermità>>), ma positiva (<<stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale>>) ed aggiungendo che <<la salute sessuale richiede un approccio positivo e rispettoso nei confronti della sessualità e dei rapporti sessuali>>. La salute sessuale implica la possibilità di vivere esperienze che danno piacere e che siano prive di rischi, libere dalla coercizione, dalla discriminazione e dalla violenza.
Gli obiettivi specifici delle istituzioni pubbliche nel settore sono:
• l’attivazione di programmi e di servizi di salute sessuale di alta qualità, non discriminatori, soddisfacenti e sostenibili;
• l’aumento della conoscenza e della comprensione dei fattori sociali e culturali relativi alle pratiche sessuali nocive al fine di sviluppare strategie per abolirle.
Il punto centrale della posizione dell’OMS concerne la nozione di “diritti sessuali”. Il tema era stato oggetto di importanti documenti adottati in sede internazionale.
La Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo, svoltasi al Cairo nel 1994, ha riconosciuto <<il diritto basilare di tutte le coppie di decidere liberamente e responsabilmente il numero, il momento e l’intervallo tra le nascite dei propri figli; di avere i mezzi e le informazioni necessarie per esercitare tale diritto e di ottenere i migliori standard di salute sessuale e riproduttiva>> (paragrafo 7.5).
Queste indicazioni sono state ribadite e rafforzate dalla quarta Conferenza mondiale sulle donne di Pechino del 1995. Il relativo Programma d’azione afferma, nel paragrafo 9, il diritto delle donne di <<decidere liberamente e responsabilmente circa la propria sessualità, inclusa la salute sessuale e riproduttiva, senza coercizione, discriminazione e violenza>>.
Nella stessa direzione va la dichiarazione del 13° Congresso Mondiale di Sessuologia, tenutosi nel 1997 a Valencia, (Spagna), rivista e approvata dall'assemblea generale dell'Associazione Mondiale di Sessuologia (WAS), il 26 Agosto 1999, nel corso del 14° Congresso Mondiale di Sessuologia, Hong Kong, Repubblica Popolare Cinese. La dichiarazione afferma che <<per assicurare lo sviluppo di una sessualità sana negli esseri umani e nella società, i diritti sessuali debbono essere riconosciuti, promossi, rispettati e difesi da tutte le società con ogni mezzo. La salute sessuale è il risultato di un ambiente che riconosce, rispetta ed esercita i diritti sessuali>> (www. worldsexology.org/about_sexualrights).
I documenti citati trovano ora l’autorevole conferma dell’OMS, secondo cui <<i diritti sessuali rientrano nella categoria dei diritti dell’uomo (…) e includono il diritto di tutte le persone, libere di coercizione, discriminazione e violenza:
- al più alto standard di salute sessuale possibile;
- all’accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva;
- a cercare, ricevere e dare informazioni relative alla sessualità;
- all’educazione sessuale;
- al rispetto dell’integrità del proprio corpo;
- a scegliere il partner;
- a decidere di essere sessualmente attivi o inattivi;
- ad avere relazioni sessuali consensuali;
- a perseguire e soddisfare una piacevole e sicura vita sessuale.
Si pongono ora due quesiti: se le posizioni dei citati documenti internazionali siano vincolanti per gli Stati e, in via subordinata, se le enunciazioni prima riportate possano configurarsi come veri “diritti” nell’ordinamento giuridico italiano.
In ordine al primo quesito, la questione si pone solo per le dichiarazioni dell’OMS, attesa la sua natura di organizzazione internazionale associata alle Nazioni Unite. L’articolo 20 dell’atto costitutivo impone agli Stati membri di prendere le misure necessarie per dare esecuzione alle convenzioni e agli accordi approvati dall’Assemblea dell’OMS, la quale ha altresì il potere, ai sensi del successivo articolo 21, di emanare regolamenti contenenti misure sanitarie e ogni altra procedura destinate a impedire la propagazione di malattie da un paese all’altro.
Ciò detto, è chiaro che le dichiarazioni dell’OMS, prima riportate, non rientrano nell’ambito delle decisioni (convenzioni, accordi, regolamenti o misure) previste dalle norme ricordate. Inoltre, dette dichiarazioni non state adottate, contrariamente a quanto stabiliscono gli articoli 20 e 21 dell’atto costitutivo, dall’Assemblea dell’OMS. Peraltro, lo stesso documento citato precisa che le dichiarazioni <<non rappresentano necessariamente la posizione ufficiale dell’OMS>>.
Quanto al secondo quesito, la risposta è affermativa, nel senso che si tratta di “diritti” in senso tecnico, e non di enunciazioni generiche.
Ci sono due nozioni di diritto. Una è oggettiva, e designa il complesso delle leggi; l’altra è soggettiva, e riguarda il potere di un soggetto di agire, anche in sede giudiziaria, per il soddisfacimento del proprio interesse. Il diritto soggettivo può essere esercitato nei confronti di tutti, nel caso di diritti reali, ossia di diritti su una cosa (in latino, res), come il diritto di proprietà; può essere invece esercitato soltanto nei confronti di una determinata persona (debitore), nel caso di diritti di credito, ossia di diritti avente ad oggetto una certa prestazione.
I diritti di cui ci si occupa non rientrano tuttavia in nessuna delle due specie di diritti soggettivi, in quanto non possono essere esercitati nei confronti di altri soggetti privati. Si tratta infatti di una diversa, ed eterogenea, categoria di diritti che possono farsi valere soltanto verso le pubbliche istituzioni. Sono denominati “diritti sociali” ed hanno per finalità, a seconda delle diverse prospettazioni dottrinali, che qui non mette conto approfondire, il conseguimento e il godimento di beni essenziali per la vita (quali il lavoro, la previdenza e, appunto, la salute) oppure la garanzia di permettere a tutti gli individui la possibilità di stringere e consolidare relazioni sociali.
Sotto il profilo in esame, questi nuovi diritti hanno ad oggetto la pretesa che ogni persona, in quanto concretamente bisognosa di un determinato bene o servizio, vanta nei confronti dello Stato. Il compito di stabilire le forme e i modi di fruire del bene o servizio spetta al legislatore. Nel caso di inerzia, si può però ipotizzare una condanna dello Stato da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea per violazione delle norme costituzionali (nel caso concreto, l’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività) oppure un ordine impartito dal giudice italiano alle amministrazioni interessate di erogare il servizio necessario per assicurare ai cittadini l’accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva oppure a quello di educazione sessuale.
In ogni caso, è opinione quasi unanime che i diritti in questione siano riconducibili alla categoria dei diritti fondamentali e, come tali, sottratti alla disponibilità non solo del legislatore ordinario, ma anche a quella del legislatore costituente (A. Giorgis, Diritti sociali, in Dizionario di diritto pubblico, diretto da S. Cassese, Milano, Giuffré, 2006, vol. III, 1903). Al riguardo è stato sostenuto, molto perspicuamente, che questi diritti sono inestricabilmente connessi ai diritti economici, sociali e politici: <<when one is violated, the others are affected>> (Sexual Rights are Human Rights: A MADRE Position Paper, www.madre.org/articles/int/b10/sexualrights).
Ultimo aggiornamento ( martedý 16 febbraio 2010 )
 
 
 
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