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Hanno aderito alla petizione per il Presidente della Regione Lazio in favore della Andrologia:

Intervista con Il Professor Vincenzo Gentile Presidente della SocietÓ Italiana di Andrologia PDF Stampa E-mail
venerdý 05 febbraio 2010
Professor Vincenzo Gentile Professore, è opinione diffusa che la disfunzione erettile – nucleo centrale dell’attività dell’andrologo – sia un problema quasi esclusivo di chi è in età avanzata.
È così?

È vero, ma solo in parte. Certo, con il passare degli anni la percentuale di chi soffre di disfunzione erettile (che noi definiamo comunemente DE) cresce, fino a raggiungere punte del 50 per cento oltre i 70 anni. Tutto questo ha una spiegazione logica,
come vedremo, ma il problema non è solo dell’età avanzata. Già nella fascia tra i 30 e i 40 anni le statistiche ci parlano di 10 maschi su cento che ne soffrono, di 15 su cento tra i 40-50 anni e via a salire.
La media generale in Italia delle persone affette da disfunzione erettile è del 12%.

Torniamo alla popolazione più anziana. Quali sono le cause principali del diffondersi della patologia?
Dobbiamo fare una premessa. L’alta percentuale di disfunzione erettile negli ultrasettantenni è l’altra
faccia della medaglia di un fenomeno in sé positivo: l’innalzamento dell’aspettativa di vita. Si vive sempre di più e questa conquista è in grandissima parte dovuta ai successi della medicina.
Il problema è che ad una certa età subentrano più facilmente patologie come l’ipertensione, il diabete,
le cardiopatie, le vasculopatie, le depressioni e possono aversi anche complicanze legate ad interventi di chirurgia oncologica sul
piccolo bacino. Tutti questi quadri clinici portano con sé effetti negativi sull’apparato sessuale. Antiipertensivi, antiinfiammatori,
antidepressivi, praticamente tutti gli “anti”, che aiutano a guarire o a tenere sotto controllo altre malattie, hanno lo stesso
un’interferenza per di più negativa sulla funzione erettile.

ImageE nel caso di persone più giovani, visto che il fenomeno sembra comunque presente?
In questo caso incidono moltissimo gli stili di vita: sedentarietà, fumo, stress sono sicuramente fattori scatenanti di DE. Lo stress, in particolare, ha delle colpe molto evidenti. Prendiamo il caso di un quarantenne all’apice della carriera ma con un conseguente stress che genera una iperproduzione di adrenalina. L’adrenalina è un vasocostrittore e come tale non permette
al sangue di arrivare con regolarità nei microcircoli. Conseguenza immediata, la difficoltà di erezione.

Ci sono altri fattori scatenanti della disfunzione erettile?

Spesso, quando cerchiamo di risalire alle cause, scopriamo che ci sono anche le relazioni interpersonali,
soprattutto quelle di coppia, che hanno un peso notevole nella disfunzione. Sono situazioni sotto gli occhi di tutti. La sacrosanta emancipazione della donna, il suo coinvolgimento nel mondo del lavoro, provoca purtroppo anche tensioni, conflitti, emulazioni. In altre parole, stress, con tutto quello che comporta e che abbiamo appena detto. Per non parlare dell’eiaculazione
precoce, altra piaga che tormenta la vita sessuale delle generazioni più giovani.

Problemi soprattutto psicologici?
Anche, ma bisogna tener presente che la maggior parte delle cause è di tipo organico. Dobbiamo capire che certi disagi vanno ad alterare la funzione neuroendocrina, creando così alterazioni che con il tempo si cronicizzano. Alla fine rimane la
disfunzione da curare a prescindere dalla causa originaria.

Quali sono gli specialisti che devono tener conto delle conseguenze andrologiche sui loro pazienti, con particolare riguardo al deficit erettivo?
A parte gli andrologi, gli urologi e gli endocrinologi, non possiamo trascurare i diabetologi, cardiologi, psichiatri, neurologi, e – naturalmente – i medici di medicina generale.

Che giudizio dà dello stato di collaborazione in atto?
Sono molto ottimista. Le cose da dieci anni a questa parte stanno cambiando velocemente e in meglio. Si è invertito un trend, si è aperto un dialogo fruttuoso. Prima eravamo inascoltati, oggi l’andrologo è diventato il playmaker della salute maschile, una specie di regista che si pone tra il medico di base e gli altri specialisti. E non solo per quanto riguarda gli uomini.

Vi occupate anche delle donne?
La disfunzione erettile e tutti gli altri deficit sessuali si riflettono sull’armonia della coppia e possono
generarsi da conflitti di relazione interpersonali. L’andrologo sta diventando sempre di più il medico della coppia e in questo senso si sta specializzando per affrontare anche i problemi sessuali femminili.
C’è un dato molto significativo: nel 15-20 per cento dei casi è lei che porta lui dall’andrologo; è lei quel- la più attenta e che si sente coinvolta. Ecco, se c’è qualcosa da migliorare, è la collaborazione tra andrologo e ginecologo.

Torniamo alle patologie che possono avere incidenza sull’attività sessuale. Incominciamo dal diabete.
Il diabete provoca gravi alterazioni vascolari e neurologiche. Questo comporta un deficit di conduzione nervosa e un danno vascolare tali da compromettere il rilascio di sostanze importanti per la vasodilatazione quali l’ossido nitrico.

E l’andrologo?
L’andrologo è quello che fa rispettare le regole. Può affrontare il paziente e, nell’interesse della sua vita sessuale, dirgli: guarda che devi assolutamente tenere sotto controllo il metabolismo della glicemia, devi stare nei termini che ti hanno
fissato, utilizzare bene i farmaci. La percentuale più alta di disfunzione erettile è tra quei pazienti che non seguono i consigli medici quali controllare il peso, esercitare un’attività fisica, non utilizzare alimenti controindicati.

Poi ci sono i cardiopatici
E qui l’andrologo può fare ancora di più, aiutare a prevenire. Diversi studi e osservazioni cliniche hanno di mostrato che la DE spesso precede di uno o due anni la manifestazione di angina e infarto del miocardio. In questi casi la DE può essere
utilizzata come un marker per cui si può andare ad indagare in altri distretti vascolari come quello cardiaco.

E quando la cardiopatia è in atto?
In questo caso possiamo intervenire con una terapia di supporto per rendere normale l’attività sessuale,
associando farmaci a quelli prescritti dal cardiologo. È chiaro che tutto dipende dalle condizioni del paziente.
Se non è in grado di salire due piani di scale, per lo stesso motivo non è in grado di fare sesso.
Ma se è ben compensato, se è tenuto sotto controllo e vive una vita sana, con la prescrizione dei farmaci
adatti la sua vita sessuale può riprendere regolarmente. In questi casi l’unica controindicazione all’uso
dei farmaci per la disfunzione erettile è quello dell’utilizzo contemporaneo di nitrati. Va assolutamente evitato.

Come ci si comporta con un infartuato?
Anche nella riabilitazione di un infartuato, di chi ha subito un angioplastica o un by-pass è solo un
problema di giusto bilanciamento dei farmaci.

Gli interventi chirurgici sulla pelvi maschile rischiano sempre di essere invasivi e di rendere impraticabile l’attività sessuale. È così?
La situazione sta rapidamente migliorando, siamo di fronte a una chirurgia sempre più rispettosa delle funzioni. Infatti, ormai da diversi anni, si utilizzano tecniche chirurgiche raffinate che consentono il risparmio dei nervi e dei vasi essenziali
ad una determinata funzione. Tipico a questo riguardo è l’intervento “Nerve Sparing” per il carcinoma prostatico. Inoltre in questo tipo di intervento è importante assicurare la riabilitazione precoce della funzione erettile dopo l’intervento subìto.
L’andrologo fa miracoli...
No, non fa miracoli, ma è in grado di dare un grande aiuto. Anche perché, quando la situazione può apparire irrimediabilmente compromessa, lo specialista può risolvere il problema con la chirurgia protesica, che si giova di soluzioni tecniche e strumenti avanzati.

Possiamo dire che l’andrologo aiuta a vivere meglio?
È sicuramente lo specialista che può aiutare a vivere meglio la vita. Perché ti aiuta a prendere coscienza dei tuoi problemi, ti suggerisce delle soluzioni che migliorano la qualità della vita. Infine non bisogna dimenticare che una buona salute sessuale è fondamentale per la salute generale, in quanto essa ne è parte integrante.
Ultimo aggiornamento ( lunedý 28 giugno 2010 )
 
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